
Un trasformatore MT/BT con commutatore a vuoto corregge la tensione una volta, quando viene tarato. Se in cabina la tensione oscilla tra 395V e 435V nell'arco della giornata - per l'ingresso di un carico pesante, per un impianto fotovoltaico che inietta potenza a mezzogiorno, per il resto della rete di zona - quella taratura fissa smette di essere corretta appena le condizioni cambiano.
Un regolatore dinamico non lavora su un punto fisso: misura la tensione in continuo e la corregge in tempo reale, entro il campo di funzionamento nominale 380-440V. La differenza pratica si vede nei carichi sensibili: un motore che a inizio turno vede 410V e a metà turno ne vede 428V lavora con una coppia e un assorbimento diversi nei due momenti, anche se targa e potenza sono le stesse.
Il cuore è un autotrasformatore con commutazione elettronica delle prese, gestita da moduli a semiconduttori (tiristori o IGBT a seconda della taglia) invece che da un motorino meccanico. Il vantaggio non è solo la velocità: è che la commutazione avviene senza aprire il circuito, quindi senza il buco di tensione che i vecchi regolatori a rotazione meccanica producevano ad ogni cambio presa.
I tempi di reazione tipici sono nell'ordine dei millisecondi, sincronizzati sul passaggio per lo zero della sinusoide per non generare transitori. Il rendimento di conversione resta sopra il 99% perché la macchina non dissipa potenza per abbassare la tensione - la trasforma - a differenza di un reattore o di un varistore che la limitano bruciandone una parte in calore.
Un regolatore dinamico moderno non guarda solo il valore RMS di tensione. Lavora fase per fase, perché uno squilibrio tra le tre fasi (comune quando i carichi monofase non sono distribuiti bene) va corretto in modo indipendente, non con un'unica correzione media.
In un impianto industriale con presse o compressori che partono e si fermano più volte all'ora, ogni avviamento richiama corrente e fa cadere la tensione localmente per una frazione di secondo. Un regolatore statico, tarato su un valore medio giornaliero, non reagisce a questi eventi: li lascia passare. Un regolatore dinamico li vede e corregge entro il ciclo successivo, prima che il calo si propaghi ai quadri a valle.
In un magazzino automatizzato con trasportatori e sistemi di movimentazione che lavorano su turni continui, la variabilità del carico nell'arco delle 24 ore è ancora più marcata: la differenza tra il consumo notturno e quello di picco può spostare la tensione di rete di diversi punti percentuali, ed è proprio lì che un sistema a taratura fissa perde la sua utilità.
La capacità di correzione dinamica dipende dalla potenza nominale del regolatore rispetto al carico reale, non dalla potenza contrattuale dell'impianto. Una macchina sottodimensionata satura la sua capacità di commutazione nei picchi e torna, di fatto, a comportarsi come un sistema statico proprio nei momenti in cui servirebbe di più.
È il motivo per cui in EPS il dimensionamento parte sempre da una misura in campo del profilo di carico reale, prima di scegliere la taglia tra i 20 e i 1700 kVA disponibili - non dal solo dato di targa del contatore.