Ethic Power SystemAnalizza la bolletta
Blog EPSMonitoraggio

Monitoraggio elettrico in fabbrica: quali parametri guardare e cosa raccontano davvero

11 settembre 20263 min di lettura
Monitoraggio elettrico in fabbrica: quali parametri guardare e cosa raccontano davvero

Un display pieno di numeri, un guasto che non si spiega

Un analizzatore di rete installato in cabina registra tensione, corrente, potenza attiva e reattiva, frequenza, armoniche: decine di canali, campionati ogni pochi secondi. Il problema quasi mai è la mancanza di dati. È che nessuno li rilegge nel modo giusto finché non succede qualcosa: un motore che si guasta prima del previsto, una bolletta che non torna con i consumi dichiarati, o una richiesta di conformità del Controllore Centrale di Impianto — il CCI, l'apparecchio che gestisce l'interfaccia tra un impianto fotovoltaico e la rete pubblica secondo la normativa CEI 0-16.

La domanda utile non è quanti parametri monitorare, ma quali tre o quattro dicono davvero qualcosa di azionabile. Il resto è rumore che riempie il report mensile.

I parametri che vale la pena guardare

Su un impianto industriale o commerciale, cinque grandezze coprono la maggior parte dei problemi reali:

  • Tensione RMS nel tempo, non il valore medio di targa: il campo reale in cui lavora l'impianto è spesso 405-435V, non i 400V nominali
  • Cosφ (fattore di potenza) istantaneo e medio: sotto 0,9 su un contratto industriale scatta la penale sull'energia reattiva in bolletta
  • THD-I, cioè la distorsione armonica della corrente (quanto la forma d'onda si allontana da una sinusoide pulita per colpa di inverter, UPS, alimentatori switching): sopra l'8-10% scalda cavi e trasformatori anche a carico parziale
  • Sbilanciamento tra le tre fasi: oltre il 2% stressa in modo asimmetrico gli avvolgimenti dei motori trifase, con surriscaldamento localizzato
  • Buchi di tensione (dip) e loro durata: un calo di 100-200 millisecondi può bastare a far ripartire un PLC o a far scattare un compressore frigo

Cosa raccontano, settore per settore

In un punto vendita GDO il segnale utile spesso è la frequenza dei dip in coincidenza con la ripartenza dei compressori dopo lo sbrinamento: se il banco frigo perde 2-3°C ogni volta, in log si vede un calo di tensione di qualche decina di millisecondi proprio in quel momento, non un guasto meccanico.

In un magazzino logistico il carico è quasi piatto ventiquattr'ore su ventiquattro, tra transpallet elettrici, caricabatterie e illuminazione a LED: qui il cosφ medio tende a scendere di mese in mese man mano che si aggiungono caricabatterie, ed è un trend che una lettura annuale della bolletta non intercetta, ma un trend mensile sì.

In un reparto produttivo con più azionamenti a inverter (variatori di frequenza per motori) il THD-I che sale in coincidenza con l'accensione di una linea specifica indica quale macchina sta iniettando armoniche nel resto dell'impianto, non un problema generico di rete.

Dalla misura alla decisione

Dodici mesi di bollette dicono quanto si è pagato, non perché. Per questo una campagna di misura strumentale in campo, tipicamente 5-7 giorni con un analizzatore di classe A collegato a valle del contatore, cattura il profilo di carico reale su più turni: mattina, notte, fine settimana, avviamenti macchina. Una lettura puntuale a occhio, fatta con una pinza amperometrica in un pomeriggio qualunque, rischia di prendere la foto sbagliata del momento sbagliato.

Solo con questi dati ha senso dimensionare un intervento — che sia un regolatore di tensione, un filtro antiarmoniche o un sistema di compensazione del cosφ — e capire se serve o se il problema si risolve altrove. È il punto da cui parte anche un'analisi tecnica come quella che facciamo in EPS prima di proporre una macchina: prima la misura, poi il taglio giusto.