
Capita spesso in un capannone con molti motori asincroni, compressori o gruppi frigo: la potenza attiva richiesta dai carichi (quella che effettivamente lavora, misurata in kW) non basta a spiegare quanta corrente circola nei cavi. Il resto è potenza reattiva, misurata in kVAR, ed è l'energia che serve a magnetizzare avvolgimenti e motori senza compiere lavoro utile: viene scambiata avanti e indietro tra la rete e il carico, ma occupa comunque la linea.
Il cosφ (fattore di potenza) è il rapporto tra potenza attiva e potenza apparente: cosφ = P/S, dove S = √(P² + Q²) e Q è appunto la reattiva. Un cosφ vicino a 1 significa che quasi tutta la corrente erogata viene usata per lavoro reale. Un cosφ di 0,7, tipico di un capannone pieno di motori non compensati, significa che una parte consistente della corrente serve solo a far viaggiare energia reattiva avanti e indietro.
L'energia reattiva non è gratis da trasportare: satura le linee, aumenta le perdite per effetto Joule (proporzionali al quadrato della corrente) e riduce la capacità utile dei trasformatori di cabina. Per questo il distributore misura anche i kVARh assorbiti, non solo i kWh, e applica un corrispettivo quando il cosφ medio scende sotto una soglia.
La logica tariffaria italiana, sia in bassa che in media tensione, prevede in sostanza due fasce: tra 0,9 e 0,8 di cosφ scatta un primo corrispettivo per l'energia reattiva eccedente, sotto 0,8 la tariffa applicata è più alta. Fino a 0,9 non si paga nulla per la reattiva: è la soglia che ogni impianto dovrebbe rispettare come minimo, non un obiettivo ambizioso.
Non tutti i carichi reattivi sono uguali. Motori e trasformatori lavorano tipicamente su cosφ 0,7-0,85 se non compensati; i gruppi frigo di un supermercato o le celle di una cucina professionale hanno lo stesso profilo, aggravato dal fatto che restano accesi 24 ore su 24. Un magazzino logistico con molti motori per nastri trasportatori e carrelli elevatori in ricarica accumula reattiva in modo simile, spesso senza che nessuno se ne accorga finché non arriva la voce in bolletta.
Il rimedio classico è il rifasamento: batterie di condensatori che generano potenza reattiva capacitiva in loco, compensando quella induttiva assorbita dai motori, così il distributore non deve più fornirla dalla rete. Un impianto di rifasamento fisso, dimensionato sul carico medio, copre i casi semplici; dove il profilo dei carichi varia molto durante la giornata (un magazzino che accende e spegne linee, un negozio con orari di punta) serve un rifasamento automatico, con gradini di condensatori inseriti e disinseriti da un regolatore in base al cosφ istantaneo.
Va detto con chiarezza: il rifasamento risolve il cosφ, non la qualità della tensione. Se oltre alla reattiva l'impianto soffre di armoniche generate da inverter, alimentatori switching o variatori di velocità, i condensatori possono entrare in risonanza con la rete e amplificare il problema invece di correggerlo. In quei casi la compensazione va progettata insieme, non condensatore per condensatore aggiunto a posteriori.